Elenco blog personale

Visualizzazione post con etichetta Sessualità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sessualità. Mostra tutti i post

giovedì 23 ottobre 2014

Prima di andare

Adoro questo vento freddo. 
Come se portasse via con sè ciò che rimane di una stagione che non amo, un periodo difficile quasi superato, i miei maldestri tentativi di ignorare una certa nostalgia.
Cerco il mio equilibrio tra momenti di estrema solitudine e attimi in cui l'ego è tanto incontenibile da stupirmi.
E allora spazio al mio lato frivolo ed intraprendente, la voce diventa così suadente e bassa, a volte, da imbarazzare me stessa. Di contro, ci sono attimi in cui trattengo le lacrime a fatica, e mi sento tanto lontana dalla realtà da scoprirmi, ancora una volta, inadatta e sbagliata.
Se da una parte, mi "innamoro" dieci volte al giorno ed immagino di essere scopata da uomini che incontro casualmente e che rispondono ai canoni di soddisfacimento temporaneo dei miei ormoni, posso affermare con assoluta certezza di sapere cosa che mi manca in questo momento. Potrei distrarmi con chiunque, ma non sarebbe la stessa cosa.

Mi trovo combattuta. Ho rivevuto una proposta che fatico a rifiutare, proprio per questo temporeggio. Alla fine, quel sesso fisico, senza implicazioni, fatto di carne e sudore, si propone ancora una volta come unica alternativa. Un placebo. Qualcosa che placa per poco la mia fame ma, ovviamente, non mi sfama.



martedì 7 ottobre 2014

Ma che discorsi!



Mi sto progressivamente disabituando alle carezze e agli abbracci, forse perché da un po’ non ne ricevo. 
Distinguo il momento delle coccole da quello del sesso, non credo possano incontrarsi. Lunghi e teneri preliminari possono essere avvincenti come la lettura dell’elenco telefonico.
Probabilmente perché, in questo periodo, ci sono certe cose che non mi stanno bene, e l’unico modo che conosco per rimettermi in riga, è essere scopata in maniera decisa, fisica. Come se fosse una punizione per il mio temperamento sanguigno, in modo da impiegare in altro (e consumare) le energie che sto sprecando nel prendermela per banalità. Ed ancora una volta, il mio modo univoco di vedere le cose mi porta a stupirmi delle opinioni differenti.

Lo stare a stretto contatto con gli uomini, mi sta portando a partecipare a conversazioni molto ”pittoresche”. A volte, devo ricordare loro di essere una donna, giusto perché, certi discorsi sono troppo anche per me.
C’è chi mi racconta della nuova conquista, chi dell’esperienza con l’escort di turno, chi condivide il ricordo di una notte di sesso particolarmente “calda”, e via dicendo. Parliamo di squirting, sesso anale ed altre meraviglie come se non ci fosse domani, e la giornata lavorativa sembra più leggera.

Tra donne mi è capitato di avvertire un certo imbarazzo.
Parlare di sesso orale, rimming, ed autoerotismo ha scosso anche una delle mie amiche più spregiudicate: “Io sono schizzinosa, mi viene da vomitare solo al pensiero”. Un bel guaio!

È fuori da ogni dubbio che, in nome della consensualità, sia necessario rispettare le preferenze ed i limiti dei nostri partner. Ad esempio, un uomo che ho frequentato in passato, aveva l’abitudine di darmi schiaffi molto forti. Questa cosa mi infastidiva, al punto che, forse, è finita un po’ anche per questo (ché essere sculacciata va bene, ma anche io ho dei limiti). Sono però dell’idea che, almeno una volta nella vita, bisogna provare ogni cosa. 

Ma quindi tu ingoi? E gli lecchi pure il culo?”
“Sì, e mi piace”
“Fossi uomo, ti scoperei!”





lunedì 6 ottobre 2014

Confidenze ed infedeltà



Di sotterfugi, mezze verità, omissioni e colpi di fortuna ne so parecchio. Diciamo che posso quasi considerarmi un’esperta. Non che ci sia da esserne fieri, è solo un dato di fatto.
Ho cercato, in questi quattro anni, di tenere per me quanto più possibile, riservando i pochi momenti di condivisione alle due amiche fidate, quelle che sono “sorelle”, che di me conoscono tutto e non giudicano. Si limitano a darmi dei pareri, in certi casi si preoccupano per me, la maggior parte delle volte mi vedono come un antidepressivo.
Rendere partecipe qualcuno delle mie avventure è un’esigenza. Ci sono stati d’animo, cuori che battono, farfalle nello stomaco, nuove posizioni, lividi e gemiti che, se condivisi, sembrano ancora lì, presenti. Come quando li metto nero su bianco.

In questa settimana ho incontrato due amiche. Di una ho già parlato, l’altra è quasi una di famiglia.
Hanno entrambe scelto me come “depositaria” dei loro segreti, e la cosa mi ha stupita non poco, poiché io non ho fatto lo stesso con loro.
Le situazioni sono simili. Quasi mie coetanee, sposate, con bambini piccoli, si sono accorte di provare una forte attrazione per un collega di lavoro.
Per una, che vive un periodo veramente difficile, si tratta anche di un’attrazione mentale. Per l’altra è solo attrazione fisica.
Entrambe, in un primo momento sostenitrici della fedeltà, hanno dovuto fare i conti con le emozioni da “primo bacio”, ma non hanno ancora avuto il coraggio di andare oltre.
Hanno pensato bene di chiedere consiglio a me…  Sembra quasi uno scherzo del destino.

Queste dinamiche, io, le ho già vissute. Inizia quasi sempre tutto per caso, o per una parola detta quando ce n’è bisogno, ché io ho sempre avuto la certezza che in realtà, se ci si incontra, un motivo c’è sempre.

Conosco le sensazioni che loro quasi non vogliono tirare fuori. Come se ammettere l’attrazione per un altro, la voglia di scoparci, le rendesse peccatrici.
E forse, in effetti, basta solo il pensiero, ma io non posso dire loro di tirare dritto, di ignorare questi segnali.
Sentir battere il cuore, non riuscire a contenere l’eccitazione, aver la sensazione di essere ancora belle, interessanti, scoprire nuovi modi di declinare il sesso, incontrare una bocca sconosciuta che, anche se per poco, riuscirà a cambiare una piccolissima parte di te. Io, in questo momento, non potrei fare a meno di tutto ciò. Nemmeno se lo volessi.

Ad una ho consigliatori lasciarsi andare, ché il destino l’ha posta davanti una prova davvero difficile, ed un po’ di felicità può solo alleggerire il fardello.
All’altra non so che dire. Per  via del legame che ci unisce, per l’affetto che provo verso la sua famiglia.
Entrambe mi hanno rivolto la stessa domanda: “E se mi piace, poi, che ne sarà della mia quotidianità?”
All’inizio, ho fatto la splendida, suggerendo di scindere corpo e mente… le cavolate che continuo a scrivere da un anno, insomma. La verità è, come scrisse Antoine de Saint-Exupéry, che si arrischia di piangere un poco, se ci si è lasciati addomesticare.
A meno che non sia abbia avuto a che fare con un essere insignificante ed anonimo, qualsiasi persona ci abbia donato un po’ di sé, lascerà un piccolo vuoto. 
Fa parte del gioco. 
E non ci sono drammi da portare avanti, né scene da melodramma da interpretare. È la vita. Nessuno entra in noi per restare. Solo che a volte, accettarlo diventa meno semplice. 

Loro, per il momento, sono incerte.
Io temo che mi lascerò ancora addomesticare.

Photo Irina Vorotyntseva

martedì 23 settembre 2014

Pensieri ed ansia da prestazione



Ogni estate ripropongono “Il commissario Montalbano”, ed io non me ne perdo una puntata, nonostante l’abbia vista, probabilmente, già tre volte. Non riesco mai a ricordare la soluzione dei casi. Nemmeno quando si tratta di un episodio che conosco poiché ho prima letto il libro.
Della puntata di ieri, ricordavo (più o meno) ciò che il ristoratore pronuncia con discreta enfasi: i pensieri disturbano l’appetito e la minchia.
Questo è il senso della frase, ché non la ricordo in maniera precisa.

Su questo principio, per molto tempo, si è modellata la mia vita sessuale. Si è dovuta adattare ai tempi di questa “simpatica minchia” che, colta da innumerevoli pensieri, sbattimenti e cattivi umori, si concedeva al mio caldo rifugio solo nel week end, a meno che non avvenissero ulteriori tragedie, ovviamente.
Tralasciando il fatto che, alla fine, la soluzione l’ho trovata, ho passato del tempo a riflettere su questa storia, e sono arrivata alla conclusione che, almeno sotto questo punto di vista, essere uomo è davvero difficile.

L’erezione è qualcosa che, ogni volta, mi affascina. Ne ricerco i progressi, mi piace sentirla, in bocca o tra le mani, mi piace guardarla. Per me, donna, è qualcosa di naturale, di spontaneo, una conseguenza del desiderio. Mi ci è voluto un po’, per capire che, invece, sono molte variabili che influiscono, e che per certi uomini è un po’ un banco di prova.

La prima volta che un uomo mi disse di essere un po’ “emozionato” e di non riuscire a mantenere l’erezione, ero poco più che una ragazza, non ritenni necessario portare avanti la storia, ma non ne feci un dramma. Tipo un ritenta, sarai più fortunato.

Accadde di nuovo, a distanza di quasi dieci anni. L’uomo in questione mi disse di avere avuto delle storie travagliate, in passato, ed il ricordo gli impediva di lasciarsi andare. Io, a differenza della prima volta, ne ero innamorata, non avevo fretta. Superammo questo ostacolo insieme. Con lui scoprii di adorare il sesso, e quanto ogni centimetro del mio corpo avesse bisogno di sperimentare la fisicità, scoprii quanto mi piace scopare, insomma.

Alla fine dello scorso anno, conobbi un uomo. Iniziò a corteggiarmi, credo fosse poco abituato a ricevere rifiuti e resistenze. Io decisi di incontrarlo dopo più tempo del previsto. Non fu un colpo di fulmine, insomma. Il suo pudore ed il suo modo di vedermi come qualcosa di prezioso si scontrarono con il mio modo di essere: audace, piuttosto diretta. Non sempre amo i preliminari, devo poter prendere iniziative. Lui mi disse che l’aver desiderato tanto quel momento, gli stava impedendo di goderne, ma dalla prossima volta, tutto sarebbe stato fantastico.
Non ci fu una prossima volta, ma solo perché, il suo modo di fare, così smielato e asfissiante, mi dava ai nervi. Lui non la prese bene, pensava sarebbe stato un amore da film.

Da qui mi sono convinta che ci sono uomini che non riescono a sopportare l’eccessiva pressione psicologica. Come se sentissero il peso delle (proprie) aspettative sulle spalle. Anche una donna, in questi casi, potrebbe sentirsi inadatta, poco capace di coinvolgere il partner, ma si tratta di consapevolezze, di sensazioni.

Probabilmente, oggi, ho scritto un mucchio di cavolate, affacciandomi sul mondo maschile con uno sguardo tutto femminile. Ma io amo profondamente gli uomini, e ho dovuto necessariamente trovare una motivazione, al fatto che la minchia non vuole pensieri!


lunedì 15 settembre 2014

Matrimoni e Banderas



Ieri, il Papa ha celebrato venti matrimoni.
Ho visto le scene in TV. Tutti emozionati, con sorrisi timidi (o non consapevoli, chissà) stampati sul viso.
Ha ricordato agli sposi che il matrimonio non è una fiction (magari fosse una sit-com, tipo Casa Vianello), consigliato di non aver paura dei piatti che volano, e di non andare a dormire prima di aver fatto pace.
Visto così, sembra il vademecum che ogni novello sposo dovrebbe tenere in tasca (manca il riferimento al sesso, certo), ma in realtà, chiunque ne abbia avuto anche una breve esperienza, è consapevole del fatto che niente è più difficile del tener in vita una convivenza in maniera dignitosa.
Io sconsiglio sempre il matrimonio, ma è giusto che ognuno si scotti in prima persona. La quantità di sacrifici e rinunce non sempre viene ripagata con l’affetto e la giusta dose di comprensione.

Una mia amica sta attraversando un periodo difficile. A dire il vero, sembra quasi che stia combattendo una guerra. E lo sta facendo da sola, perché il suo uomo ha altro a cui pensare. Io, che conosco bene questo genere di situazioni e di conseguenti stati d’animo, ho provato per un po’ ad ascoltarla senza intromettermi, ma con scarsi risultati.
Non sempre possiamo schivare gli eventi che ci raggiungono con la stessa intensità di meteoriti. Dobbiamo affrontare ciò che, quotidianamente, incontriamo sul nostro cammino.
Ma allo stesso modo, con la stessa tenacia, dobbiamo lottare e godere per quei (spesso) pochi attimi di “felicità” che incontriamo per la nostra strada. Che siano dovuti ad una chiacchierata con un amico, al sorriso di un bambino, alle coccole del cane, o ad una buona mezz’ora di sesso con qualcuno che conosciamo appena,  non è giusto rinunciare.
Questo mio pensiero, forse, è una sorta di alibi che ho fornito a me stessa, ma devo sopravvivere, in qualche modo.
Lei mi ha confidato di aver rinunciato ad una amicizia con un uomo che iniziava a piacerle. Ha detto che, per giusta regola, questo non dovrebbe accadere ad una donna impegnata.
Io rinuncio solo se mi accorgo di sentire qualcosa che va oltre la voglia di sesso.
Mi ha chiesto se sia davvero possibile separare la testa dal corpo. Io le ho risposto di sì, soprattutto perché voglio convincermi di essere capace di farlo!


Adesso uno dei soliti aneddoti senza senso.
Da ragazza, andavo almeno una volta al mese nell’unica farmacia del paese, per comprare delle compresse che servivano a mio padre. Una volta trovai in coda due uomini anziani (almeno io pensavo che lo fossero). Uno disse all’altro che doveva comprare una confezione di preservativi perché gli piaceva ancora tanto “inzuppare il biscottone”.
Ecco a cosa mi fa pensare questo: