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mercoledì 17 settembre 2014

Belli fuori o belli dentro?

Mi sono svegliata con un fastidioso mal di testa. 
Mi succede già da qualche giorno, ma credo sia un inconveniente di stagione, e poiché ci avviciniamo alla mia stagione preferita, posso pure tollerarlo. 
Restare ancora un po' a letto, riscoprire la protezione delle lenzuola, dividermi tra sbadigli e sogni ad occhi aperti: l'anteprima di un pigro e malinconico autunno.
A dispetto della forte nevralgia che non mi abbandona, ho iniziato ad ascoltare Pansonica dei Marlene Kuntz, che Spotify mi propone da ieri. Poi, una Playlist degli anni 90 mi ha rubato il cuore, e addio Godano & Co.

Mi sono guardata allo specchio. Ho le occhiaie, e i capelli mi fanno somigliare a Mafalda. 
Indosso una t shirt dei Sonic Youth non mia (di due taglie in più) e mi sposto da una stanza all'altra perchè cerco una scusa per non stirare.
Uno spettacolo, insomma! 
Dovrebbe vedermi la signora che ieri ha sentenziato che andrei benissimo per suo figlio (il quale, tra l'altro, andrebbe benissimo per me, avendo ventiquattro anni, ed essendo in una forma fisica meravigliosa). 
La signora è convinta che io sia bella fuori, e bella dentro, e non è la pubblicità dell'acqua Rocchetta!
Per quanto riguarda la bellezza esteriore, credo si risolva tutta nel sorriso, non possedendo altre particolari qualità fisiche.
La bellezza interiore, invece, è difficile da dimostrare. Con il tempo, mi sono convinta che sia il mio atteggiamento che convinca la gente della mia "bontà". Ma io sono gentile e disponibile per contratto, e ci riesco così bene, che ormai mi sono quasi convinta di esserlo veramente. 
In realtà, manderei a quel paese il 95% della gente che mi sta attorno. Compresi i bambini piagnoni. Io e il potere terapeutico del "vaffanculo". (E' il mal di testa che mi fa scrivere questo, vero? Ho bisogno di essere rassicurata!)

In conclusione, senza far riferimento ad impobrabili studi di qualche Università del Massachusetts, concludo con la certezza che un sorriso riesca ad aprire molte porte. Le apre quasi tutte. Di conseguenza, proviamo a sorridere (e ridere, ma di gusto) quanto più possibile. Non è detto che si aprano le porte, ma di certo, ne guadagneremo in buonumore!




martedì 4 febbraio 2014

Io e le pompe (Solo un sostantivo)

Pompa

2 [póm-pa] s.f.
  • • Macchinario di vario tipo impiegato per sollevare o spostare liquidi, gas ed eventualmente solidi allo stato di polvere: p. aspirante, idraulica || p. da bicicletta, attrezzo per comprimere aria nei pneumatici di biciclette | p. di benzina, distributore di carburante | p. di calore, circuito frigorifero a ciclo invertito, che riscalda anziché raffreddare


Un sostantivo. Niente di più.

Fino a quando, la me ancora 23enne, a lavoro, dovette ascoltare gli sproloqui di un uomo che si lamentava del fatto che il figlio, residente in una grande città del nord, aveva da poco lasciato la moglie per una che "faceva le pompe". 
Io rimasi un po’ stupita. Pensai che essere un’operaia non meritasse alcuna discriminazione. Fare le pompe o essere medico… che differenza fa?
Quando l’uomo andò via, capii, dal commento del mio collega, che avevo sbagliato tipo di pompe. Quella donna era più simile a me di quanto potessi pensare!

Proprio per esaltare il clima goliardico che, a volte, si viene a creare con certi colleghi, tempo fa, durante un giro di controllo nei sotterranei, dissi ad un mio collega che quello sarebbe stato il luogo ideale per noi.


Lui, in un primo momento, arrossì, poi ne ridemmo per giorni.

Il mio approccio più tradizionale con le pompe, risale alla settimana scorsa. Non avevo mai fatto rifornimento al self service, perché, con la mia proverbiale distrazione, ho sempre temuto di fare confusione tra diesel e benzina. Dato che, una delle mie regole è provare a fare qualsiasi cosa, ho deciso di tentare. E quale, la mia soddisfazione, nell’estrarre l’erogatore ed inserirlo nel serbatoio?


Secondo me, ha un che di rozzamente erotico. 
Tipo i calendari dei camionisti.  




martedì 7 gennaio 2014

Pausa caffè e tentazioni



Ieri, un mio collega “insospettabile”, ha voluto raccontarmi una storia.
Tanti anni addietro, un suo caro amico, gestore di un locale per scambisti, ospitò una nota pornostar dell’Est. Tenne anche una cena in suo onore, alla quale partecipò il mio collega.
La prima cosa che egli apprezzò in lei, più che il corpo, o ciò che appartiene all’immaginario collettivo, quando si parla di pornostar, fu il suo profumo. 
Un odore di femmina, intenso, buono, che in lui provocò sensazioni molto forti.

Tutto questo racconto, farcito di descrizioni precise e commenti, si è concluso con una grande rivelazione: il mio odore è secondo solo a quello della pornostar. 
Da lì, i miei colleghi (ieri ero l’unica donna) hanno voluto condividere ciò che apprezzano di me, in un clima tanto cameratesco e divertente, che per un po’ mi sono scordata di essere donna, e di mantenermi riservata e discreta, e li ho allietati con quella che è la mia immagine preferita, che ho chiara in mente anche adesso. 
E mentre, credendomi in mezzo ai miei simili, parlavo di grande fisicità, di mani che afferrano nuca e capelli, di forme dolci di costrizione, ho visto cadere il silenzio, come un velo impercettibile. Mi ascoltavano con estrema attenzione. Avrei potuto raccontare loro qualsiasi cosa. Reale o immaginata. L'avrebbero presa come verità assoluta.
Uno di loro, per fortuna, ha spezzato l'incantesmo, ricordandoci che era giunto il momento di interrompere la pausa, nonostante, riprendere le attività di routine sarebbe stato assai difficile. Erano evidentemente turbati. Io no.

Ho fatto in tempo a raggiungere la mia postazione. C'era un uomo che mi aspettava per un'informazione. Poi, non ricordo per quale motivo, mi ha confidato che il bello della vita sta nelle tentazioni. Ce ne sono tante, e resistervi è quasi impossibile. 

Resistere? Chi ha detto che bisogna resistere?


Tomas Bayrle

 

venerdì 3 gennaio 2014

Storie




Ieri, in banca, una donna ha condiviso con noi i problemi legati al sindacato della sua categoria. Tutti abbiamo conosciuto nome e cognome dei legali, e la parcella che si apprestava a pagare. Sbraitava, e non è stata la mia attitudine all’ascolto, a rendermi partecipe.
Dopo, in coda alla cassa del supermercato, una donna raccontava all’amica, con un tono di voce simile a quello di un banditore d’asta, i problemi del marito. Virus intestinale o influenzale? Vomito, diarrea, ma anche catarro. Notti insonni, in attesa della guarigione.
Negli anni, forse anche a causa del lavoro che faccio, mi è capitato di essere spettatore involontario di conversazioni e confidenze incredibili. A volte, al limite del comico, altre volte, piuttosto tristi.
Di solito, mi trovo immersa nelle vite altrui, perché la gente attribuisce scarsissimo valore al termine “privacy”. Sarebbe molto più semplice interrompere telefonate di una certa importanza, mentre si è in coda, ad esempio.

A fine giornata, un appuntamento mi ha portata ad aspettare un amico, per un po’, in un bar del centro. Nel tavolo accanto al mio, una donna e due uomini. Chiacchieravano, sorridevano, c’era un’ottima intesa. Di certo, amici. Poi, uno degli uomini si è allontanato per un po’.
Rimasti soli, l’uomo e la donna, si sono presi per mano. 
Lei, con gli occhi bassi, aveva perso la sicurezza dimostrata fino a quel momento. Lui, con un tono deciso, e un po’ severo le ha detto di averne abbastanza. Che il marito deve, necessariamente, sapere della loro relazione, nonostante rischi, così, di troncare un’amicizia ventennale. L’amore è amore, e lui non può più accontentarsi delle briciole.
Lei si è limitata ad asciugare le lacrime, rispondendo che non riesce a farlo, che sarà un colpo durissimo, per il marito, perdere lei ed il miglior amico.
Lui, con una risata sarcastica, ha aggiunto che questa compassione non le impedisce di farsi scopare in ogni modo, nei posti più impensabili. 
Ha concluso dicendo che, per facilitare tutto, potrebbe pensarci lui, a portare alla luce questa relazione. 
Il “no” deciso di lei, è stato soffocato dall’arrivo del marito, inconsapevole e sorridente. 

Come se non fosse successo nulla, lei, ha baciato il marito sulla guancia, e tutti insieme, hanno brindato alla loro amicizia.


Francesco Musante

lunedì 30 dicembre 2013

"L'anno che sta arrivando, tra un anno passerà"



Sono  giornate impegnative.
Sto lavorando tanto, da non saper cosa fare, una volta a casa.
Come se, il tempo libero fosse qualcosa di superfluo ed inutile.

Ieri, mi sono permessa di augurare un buon anno nuovo ad un tizio un po’ burbero. Mi ha risposto che “sarà un anno del cazzo come tutti gli altri, quindi perché sprecare fiato?”.
Ci sono rimasta male, lo ammetto. 

Da sempre spero, giorno 31 dicembre, che l’anno alle porte riuscirà a vedermi diversa.
Determinata e spedita verso il raggiungimento della serenità tanto desiderata.
Con la mia lista di buoni propositi, mi sento quasi un cavaliere con tanto di corazza. Una corazza poco resistente, però. Che cade a pezzi, giorno dopo giorno.

Non voglio fare bilanci, o resoconti di fine anno.
Ho la fortuna di poter contare su chi mi vuole bene, e ciò mi rende forte.
Per quanto riguarda le mie zone d’ombra, i miei insuccessi, o i desideri non ancora realizzati, penso che, impegnandomi di più, potrei farcela. 

Potrei farcela, sì.
A portare avanti un progetto, a fidarmi degli altri, a lasciarmi andare, a cominciare tutto da capo, senza lasciarmi spaventare dalle difficoltà e dall’incertezza di ciò che non conosco ancora.
A smussare gli spigoli, a non essere severa con me e con gli altri, ad amare.

Tra le cose migliori di quest’anno ormai al termine, ci siete voi, amiche ed amici.
Movimentate le mie giornate, mi donate sorrisi e stimolate riflessioni, tollerate la mia parte peggiore.
Vi amo!

Dimenticavo…
Chi scopa a capodanno, scopa tutto l’anno. 
Diamoci da fare!



lunedì 23 dicembre 2013

Canzone di Natale

Mi appresto a vivere due delle giornate lavorative più intense dell'anno. 
In questi giorni è stato un tripudio di gaffe ma anche di di risate, sono riuscita ad evitare l'ascolto di tutte quelle smielate canzoni natalizie e ho portato a casa anche qualche interessante numero di telefono.

Non so perchè ce l'abbia tanto con il Natale. 
Forse per via del lavoro, o forse perchè non sono più bambina.

Adesso preparerò le guance per baci indesiderati, mi aspetto almeno un centinaio di strette di mano e, da parte dei più galanti, anche qualche baciamano.
Sorriso di circostanza, e avanti un altro!


Passerà anche quest'anno. Ed io, coraggiosamente, posso dire di essere ancora immune alla bontà d'animo stagionale.

Di solito non sono brava con gli auguri natalizi, quindi mi limito a baciare, virtualmente, tutti. 
Uno per uno. 
Nel modo in cui ognuno preferisce!
 





venerdì 20 dicembre 2013

Il calendario



Questo è il periodo dell’anno in cui, a lavoro, tutti chiedono regali, omaggi, e cose simili. 
Ed è una gran rottura di scatole, ripetere circa cento volte al giorno che non ci sono omaggi, al di fuori dei nostri sorrisi.

Ieri, mentre controllavo un elenco con un collega, è avvenuta questa conversazione:
“Scusi, quest’anno ci sono omaggi?”
Il mio collega: “No, nulla. Come ogni anno, in effetti…!”
“Ma nemmeno un’agenda?”
“No, mi dispiace.”
“E nemmeno un calendario?”
A quel punto, ho risposto io : “Il calendario è ancora in stampa. Io faccio gennaio e dicembre.”
Il collega e l’uomo di mezza età, mi hanno rivolto uno sguardo perplesso. 
L’uomo, evidentemente incredulo, mi ha detto: “Non so se stia scherzando, in ogni caso, ne metta da parte quattro copie per me!”.

Ma facciamolo davvero, un calendario.
Questi potrebbero essere gli scatti per un mese primaverile.

Photo LaRossa

Photo LaRossa

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