Ho vissuto molto, in questi mesi. Sorrisi, pianti. Paura di non farcela, sensazione di essere diventata invincibile. Ho iniziato a condividere. Pensieri, emozioni, stati d'animo, piacere. Se non mi conoscessi, direi di vivere qualcosa di molto simile ad un sentimento, ma in realtà, "non ho sentimenti, solo sensazioni". Scriverò di quanto sia dolce, per ripetuti attimi, abbandonarsi alla passione. Donarsi al sesso come se non ci fosse domani, ed usare le endorfine, poi, come antidoto per una quotidianità che, purtroppo, è sempre uguale a se stessa, immobile.
Per tutto ciò, ho tempo. Per adesso, mi limito ad esercitare la libertà di mostrarmi, dato il cambio di direzione di Blogger.
Non scrivo da un po’, per un unico motivo: la mia amica e la
sua probabile futura storia extra-coniugale.
Nessuna delle mie relazioni, in questi anni, mi ha procurato
tanta ansia e tante paranoie…
“E se mio marito mi seguisse? Se qualcuno mi riconoscesse? E
se alla fine mi innamoro? E se non dura abbastanza?”
Mi ha nominata sua guru sentimental-sessuale, specie dal
momento in cui le ho confessato di essere un’esperta di
arrampicate sugli specchi, sotterfugi e mondi paralleli. Ha sempre avuto parole
terribili nei confronti degli “infedeli”, motivo per cui non ho condiviso le
mie storie con lei. Adesso sembra una bambina in un negozio di caramelle, e mi
viene da sorridere. Le nostre certezze svaniscono in pochi secondi, c’è poco da
fare. Al cuore a alla fica non si comanda, mi ha detto ieri. E non posso che
confermare.
Io, però, ho il timore che questa cosa possa sfuggirle di mano. Non
abbiamo più quindici anni, e quelle maledette farfalle nello stomaco, adesso,
andrebbero estirpate con un insetticida infallibile.
“Vorresti passare un po’ di tempo con noi?”
Questa è la proposta di un uomo che a me, in verità, piace
parecchio. Il problema è che il "noi" comprende una personache, in realtà, è troppo vicina al mio mondo,
che considero poco adatta al contesto, ma proprio per questo è consapevole di
quanto io desideri un threesome, e del fatto che questo è forse l’unico modo
per finire a letto insieme.
Sappiamo tutti che alla fine, quasi sicuramente finirò per
accettare, ché sono curiosa per natura, ed è da quando sono stata tirata dentro
questa conversazione, che mi immagino protagonista della scena. In ginocchio,
con le mani occupate e la bocca che, indecisa, non sa dove soffermarsi. Da sempre mi vedo in mezzo a due uomini, come se fosse la mia giusta
collocazione.
Adoro questo vento freddo. Come se portasse via con sè ciò che rimane di una stagione che non amo, un periodo difficile quasi superato, i miei maldestri tentativi di ignorare una certa nostalgia. Cerco il mio equilibrio tra momenti di estrema solitudine e attimi in cui l'ego è tanto incontenibile da stupirmi. E allora spazio al mio lato frivolo ed intraprendente, la voce diventa così suadente e bassa, a volte, da imbarazzare me stessa. Di contro, ci sono attimi in cui trattengo le lacrime a fatica, e mi sento tanto lontana dalla realtà da scoprirmi, ancora una volta, inadatta e sbagliata. Se da una parte, mi "innamoro" dieci volte al giorno ed immagino di essere scopata da uomini che incontro casualmente e che rispondono ai canoni di soddisfacimento temporaneo dei miei ormoni, posso affermare con assoluta certezza di sapere cosa che mi manca in questo momento. Potrei distrarmi con chiunque, ma non sarebbe la stessa cosa.
Mi trovo combattuta. Ho rivevuto una proposta che fatico a rifiutare, proprio per questo temporeggio. Alla fine, quel sesso fisico, senza implicazioni, fatto di carne e sudore, si propone ancora una volta come unica alternativa. Un placebo. Qualcosa che placa per poco la mia fame ma, ovviamente, non mi sfama.
Mi sto progressivamente disabituando alle carezze e agli
abbracci, forse perché da un po’ non ne ricevo.
Distinguo il momento delle
coccole da quello del sesso, non credo possano incontrarsi. Lunghi e teneri
preliminari possono essere avvincenti come la lettura dell’elenco telefonico.
Probabilmente perché, in questo periodo, ci sono certe cose
che non mi stanno bene, e l’unico modo che conosco per rimettermi in riga, è
essere scopata in maniera decisa, fisica. Come se fosse una punizione per il
mio temperamento sanguigno, in modo da impiegare in altro (e consumare) le
energie che sto sprecando nel prendermela per banalità. Ed ancora una volta, il
mio modo univoco di vedere le cose mi porta a stupirmi delle opinioni
differenti.
Lo stare a stretto contatto con gli uomini, mi sta portando
a partecipare a conversazioni molto ”pittoresche”. A volte, devo ricordare loro
di essere una donna, giusto perché, certi discorsi sono troppo anche per me.
C’è chi mi racconta della nuova conquista, chi dell’esperienza con l’escort di turno, chi condivide il ricordo di una notte di
sesso particolarmente “calda”, e via dicendo. Parliamo di squirting, sesso
anale ed altre meraviglie come se non ci fosse domani, e la giornata lavorativa
sembra più leggera.
Tra donne mi è capitato di avvertire un certo imbarazzo.
Parlare di sesso orale, rimming, ed autoerotismo ha scosso
anche una delle mie amiche più spregiudicate:
“Io sono schizzinosa, mi viene da
vomitare solo al pensiero”. Un bel guaio!
È fuori da ogni dubbio che, in nome della consensualità, sia
necessario rispettare le preferenze ed i limiti dei nostri partner. Ad esempio,
un uomo che ho frequentato in passato, aveva l’abitudine di darmi schiaffi
molto forti. Questa cosami infastidiva, al punto che, forse, è finita un po’
anche per questo (ché essere sculacciata va bene, ma anche io ho dei limiti). Sono
però dell’idea che, almeno una volta nella vita, bisogna provare ogni cosa.
Sono polemica, rissosa e malinconica, in questi giorni. Finirei per scrivere cattiverie o storie tristi e noiose. Questa è la parte migliore di me, per ora.
Ho difficoltà nei confronti delle responsanilità, degli impegni importanti e duraturi. Ho paura di tutto quanto possa comprendere l'idea di "definitivo". Ho l'abitudine di prevedere un Piano B per tutto: un eventuale guasto alla lavatrice, l'auto che non parte, la decisione di cambiare vita e cominciare da capo... Ma da cosa sto fuggendo?
Le bugie peggiori, sono quelle che raccontiamo a noi stessi, e probabilmente, un giorno capirò di averne raccontate tante proprio a me. Ché forse, un po', mi piacerebbe innamorarmi, sentire di essere importante per l'uomo che ho accanto. Sono stanca di ripetermi che posso bastare a me stessa. Ho costruito un'armatura molto resistente, non so da che parte iniziare, per metterla da parte. Se scoprissi di avere ancora un cuore, ne sarei davvero scossa. Non saprei come comportarmi. Perchè non esiste la Verità? Se ci fosse, io sarei libera di fare il contrario (come sempre), e dirmi finalmente realizzata.
In fondo, sono tanto brava a non avere aspettative, a vivere giorno per giorno, che probabilmente, riuscirei a mandare all'aria anche una relazione con il principe azzurro.
Oggi mi piacerebbe rinchiudermi in una stanza priva di soffitto viola, senza pareti, ma con alberi infiniti...
Spesso, su twitter (e penso un po' dappertutto) ci si lamenta di quanto le donne mostrino facilmente la "mercanzia". Tette e culi in vetrina. Io amo espormi, mi farei fotografare ogni giorno. Ad essere sincera, andrei anche in giro così, con le tette al vento, ché sono piccoline, e nessuno potrebbe turbarsi. Specie oggi, con tutti questi cuori che mi circondano!
Un'altra giornata sta per concludersi. Sono stanca, un po' scazzata, ma potrei fare ancora moltissime cose. Fino a qualche mese fa, quasi ogni mattina, mi capitava di svegliarmi di pessimo umore. Avevo la certezza che la giornata appena iniziata, non mi avrebbe potuto portare verso la felicità (pur non avendo consapevolezza di cosa fosse, la felicità). Pensavo solo di essere destinata a perdere il mio tempo, come se la colpa fosse di un destino crudele ed impietoso. Ho dovuto sperimentare una delle peggiori paure per capire che, in ogni caso, un giorno in più è già felicità. Dubito di riuscire ad rendere in parole l'emozione che si prova nel sapere che, in un certo senso, la vita abbia deciso di darti una seconda possibilità. Ogni volta che me ne rendo conto (quasi ogni giorno, negli ultimi cinque mesi), mi sento tanto fortunata da non riuscire quasi a trattenere le lacrime. I momenti di smarrimento, di crisi e di inquietudine sono ancora parte di me, ma proprio per questo, ho imparato ad amarli.
Sono appena stata al centro commerciale con un’amica. Lei doveva
acquistare un ferro da stiro nuovo, ed è risaputo che ogni occasione è buona
per andare a fare shopping.
All’interno del negozio di elettrodomestici ci siamo
separate, ché mi interessa poco di spremiagrumi elettrici e super frullatori. Ho
notato una cesta piena di cd piuttosto datati, ma comunque interessanti. È possibile
trovare piccoli tesori, in questi contenitori snobbati e dimenticati dal mondo.
Ed infatti, non mi riesco ancora a spiegare perché, in mezzo alle compilation di balli di gruppo e
ai cd di Pupo, ho trovato i Mogwai. Stupore, incredulità e occhi luccicosi.
Calata nel mio mondo immaginario, mentre quasi accarezzavo
quella copertina che mi ricordava pomeriggi universitari con le amiche, ho
sentito unavoce maschile che diceva: “Ho
sempre immaginato così la donna della mia vita. Con “Rock Action” in mano”.
Prima di sollevare lo sguardo ho pensato che solo un idiota
poteva credere di far colpo su una donna con una frase tanto scontata, ma
appena l’ho visto, sonorimasta folgorata. Era un giovane uomo davvero bello (per i miei canoni, ovviamente), con
gli occhi chiari, una barba incolta, ed un sorriso contagioso. Ho impiegato
parecchi secondi, prima di capire che toccava a me dire qualcosa. Giusto il
tempo di notare in suo tatuaggio.
“Ed io ho sempre immaginato così l’uomo della mia vita: con
i Nirvana sulla pelle”, ho detto.
Mi accorgo da sola che il livello della conversazione può
risultare molto basso, e pure un tantino sdolcinato. Ma quando lo scopo è
quello di portarsi a letto qualcuno, entrano in gioco strane variabili.
Continuavamo a guardarci, a sorridere inutilmente, proprio
come due idioti.
Ad un tratto, dal nulla, è spuntato fuori un bambino
bellissimo, biondo, di circa sei anni. Si è avvicinato a noi, e dopo un attimo
di titubanza, ha tirato l’orlo della t-shirt del nuovo uomo della mia vita, dicendo:
“Papà, non posso più giocare con la Play Station. Un bimbo grande ha detto che
il mio tempo è scaduto, ed io voglio tornare a casa!”
L’uomo ha guardato il bambino, poi ha guardato me. Ha alzato
le spalle, io gli ho sorriso, e poi sono andata via.
A volte, mi vengono in mente delle frasi. Magari testi di canzoni, versi che avrò letto nel corso della mia vita, o chissà cos'altro.
Queste frasi si installano per giorni interi nella mia mente e non mi lasciano in pace.
Ci si abitua a tutto.
Da stamattina ci penso. E non vale solo per le banalità.
Alla fine, ci si abitua ai sorrisi, alle confidenze, ad un bacio ricevuto all'improvviso, alle attenzioni inaspettate. E con la stessa facilità, ci si abitua all'assenza di tutto ciò.
Sinceramente, io non so cosa sia peggio.
Io non mi abituerò mai al contatto. Non lo considererò mai scontato o dovuto. Ogni volta, sarà uno scegliersi. Un volersi ritrovare insieme.
Abituarsi ad aver perso qualcosa, invece, lo trovo più semplice. Più doloroso, ma più semplice.
Forse perché cerco di mantenermi sempre un passo indietro. E per fortuna, direi.
Qualche giorno addietro, sono stata accusata di essere testarda. Quasi fino alla stupidità.
Sono permalosa, ma non me la sono presa più di tanto. Un po', perché voglio bene alla persona che me lo ha detto, un po' perché è vero.
Io e le mie maledette decisioni a senso unico.
Se amo una persona, lo faccio con tutto il cuore. Se la detesto, ci metto la stessa intensità. E se mi metto in testa di fare (o non fare) una cosa, nulla e nessuno mi faranno cambiare idea.
Non so se ci si abitua a tutto. Io non vorrei.
Spero di sorprendermi ancora, di non credere ai miei occhi. Di sentire battere il cuore così forte, da non riuscire a respirare.
Spero di non riuscire a trovare le parole per esprimere i sentimenti, di avere gli occhi lucidi per la gioia.
Spero di trovare ancora decine e decine di motivi per sorridere. Di incontrare uno sguardo che mi faccia sentire a casa.
Spero di trovare un equilibrio tra ciò che sono e ciò che vorrei essere, tra ciò che ho e ciò che vorrei.
C'è stato un tempo in cui ero convinta che l'essenziale fosse invisibile agli occhi. Adesso, invece, credo solo a ciò che vedo. Magari, lavorandoci un po', scoprirò che esistono anche le sfumature.