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martedì 7 ottobre 2014

Ma che discorsi!



Mi sto progressivamente disabituando alle carezze e agli abbracci, forse perché da un po’ non ne ricevo. 
Distinguo il momento delle coccole da quello del sesso, non credo possano incontrarsi. Lunghi e teneri preliminari possono essere avvincenti come la lettura dell’elenco telefonico.
Probabilmente perché, in questo periodo, ci sono certe cose che non mi stanno bene, e l’unico modo che conosco per rimettermi in riga, è essere scopata in maniera decisa, fisica. Come se fosse una punizione per il mio temperamento sanguigno, in modo da impiegare in altro (e consumare) le energie che sto sprecando nel prendermela per banalità. Ed ancora una volta, il mio modo univoco di vedere le cose mi porta a stupirmi delle opinioni differenti.

Lo stare a stretto contatto con gli uomini, mi sta portando a partecipare a conversazioni molto ”pittoresche”. A volte, devo ricordare loro di essere una donna, giusto perché, certi discorsi sono troppo anche per me.
C’è chi mi racconta della nuova conquista, chi dell’esperienza con l’escort di turno, chi condivide il ricordo di una notte di sesso particolarmente “calda”, e via dicendo. Parliamo di squirting, sesso anale ed altre meraviglie come se non ci fosse domani, e la giornata lavorativa sembra più leggera.

Tra donne mi è capitato di avvertire un certo imbarazzo.
Parlare di sesso orale, rimming, ed autoerotismo ha scosso anche una delle mie amiche più spregiudicate: “Io sono schizzinosa, mi viene da vomitare solo al pensiero”. Un bel guaio!

È fuori da ogni dubbio che, in nome della consensualità, sia necessario rispettare le preferenze ed i limiti dei nostri partner. Ad esempio, un uomo che ho frequentato in passato, aveva l’abitudine di darmi schiaffi molto forti. Questa cosa mi infastidiva, al punto che, forse, è finita un po’ anche per questo (ché essere sculacciata va bene, ma anche io ho dei limiti). Sono però dell’idea che, almeno una volta nella vita, bisogna provare ogni cosa. 

Ma quindi tu ingoi? E gli lecchi pure il culo?”
“Sì, e mi piace”
“Fossi uomo, ti scoperei!”





martedì 28 gennaio 2014

Sogni



Mi capita spesso di fare sogni che poi, al mattino, ricordo vagamente. 
Volti di persone che non conosco, situazioni improbabili, incontri che vorrei vivere nella realtà.

Stanotte ho riconosciuto il protagonista del mio sogno, per via dei suoi occhi, che mi guardavano attenti. 
Ne ho sentito il calore addosso. Quasi quanto quello delle sue mani, che mi accarezzavano il viso. 

Mi ha avvolta in un abbraccio che mi ha quasi tolto il fiato. Ha raccolto i capelli in una mano, e ha poggiato le sue labbra sulle mie.
Io l’ho immaginato sempre così: deciso, ma tenero.
E forse, in sogno l’ho plasmato secondo i miei pensieri.

Durante questo lungo, morbido, bacio, le sue mani hanno lottato prima con la mia giacca, che alla fine è caduta sul pavimento, poi con i bottoni della camicia bianca, che mi è rimasta addosso. 
Tanto, io mi sentivo già nuda. Ai suoi occhi lo ero. Non c’era emozione che potessi nascondere, davanti a lui. 

La sua bocca sul mio collo, in modo da farmi provare mille brividi. Poi sui capezzoli, tirandoli fuori dal reggiseno. Lo guardavo, mentre li leccava, li succhiava. Mi diceva qualcosa, ma non stavo ad ascoltarlo. Era il suono della sua voce, ad ammaliarmi. Come accade sempre, non faceva che esasperare la mia voglia di sentirlo dentro di me. 

Probabilmente lo avrà percepito, poiché, a distanza di poco, mi ha sollevato la gonna ed infilato la mano dentro gli slip. Mi ha accarezzata per un po’, poi mi ha messo dentro le dita, per verificare quanto, in realtà fossi già bagnata, ed avessi voglia di lui.
Io mi reggevo sulla spalliera del divano, ma iniziava un po’ a mancarmi l’equilibrio, avevo solo voglia di godere e lasciarmi andare.

Afferrandomi dai fianchi, mi ha voltata di spalle. Sollevando la camicia, mi ha baciato la schiena per un tempo che mi è sembrato infinito. Ha spostato una mano sul mio collo, e lo ha stretto con forza. Con l’altra, mi ha dato una pacca sul culo, e poi mi è entrato dentro. Perché questo è il nostro patto.

Nessuna tenerezza, adesso. La mano sul collo sembrava una morsa.
Mi piaceva da morire. Mi sentivo totalmente in suo possesso. 
Potevo soltanto assecondare i suoi movimenti. 
Non si trattava solo di una forza fisica superiore alla mia, ero io che, in quel momento, volevo sentirmi in balìa del suo corpo, dei suoi desideri.
È venuto dentro di me, non avrei voluto altro.

Bello, il nostro patto!


giovedì 14 novembre 2013

Calcio a 5 e spogliatoi



Ci sono luoghi che desidero visitare e cose che mi piacerebbe fare almeno una volta, nella vita.

Ho sempre sognato di andare a New York, di trascorrere il Natale in Lapponia, e vivere per un po’ in Danimarca.

Mi piacerebbe essere una melomane, e vorrei iniziare assistendo a La Traviata.

Se potessi riportare il tempo indietro, vorrei essere in prima fila ad un live dei Guns and Roses, ma data l’impossibilità del desiderio, mi accontenterei di vedere Slash.

Mi piacerebbe cantare davanti ad un pubblico. Una piccola platea, naturalmente. Che conosca ed apprezzi il mio repertorio.

Tralasciando l’infinità di cose pratiche che mi piacerebbe fare (preparare cupcake meravigliosi come quelli della tv, diventare un’artigiana, imparare a parcheggiare in maniera impeccabile, scrivere un libro, diventare ordinata e precisa, e altro ancora) e sconfinando, così, nelle fantasie e nelle voglie, confesso di avere il desiderio di trovarmi nelle docce degli spogliatoi alla fine di una partita di calcetto (maschile, naturalmente!). 

Scelgo il calcetto perché, numericamente, si può gestire meglio del calcio, ché ventidue son troppi. Possono esserlo anche dieci, ma magari, alla fine, c’è chi preferisce guardare, chi si lascia vincere dalla timidezza, ed arriviamo a quota 6/7. E come inizio non c’è male.

Immagino una grande festa, da vivere con gioia.
La mia bocca, ben lieta di avere tanto da fare, sarebbe  generosa e calda. Un rifugio umido ed accogliente. E la mia lingua, instancabile e golosa, godrebbe tantissimo nella folla. 

Il corpo, i miei orifizi, abbondantemente sollecitati, penetrati, toccati, dovrebbero dimostrare una certa resistenza fisica, ma riserverebbero a ciascuno le giuste attenzioni, lo spazio necessario.

Le mie mani avrebbero un gran da fare, e si intreccerebbero con altre mani, con altri desideri.

Alla fine, mi immagino con il viso arrossato, il trucco disfatto. I capelli in disordine, tanti segni addosso. Il corpo ed il viso abbondantemente coperti di sperma. 

Probabilmente un po’ scossa, ma soddisfatta!


martedì 8 ottobre 2013

Sesso e farina



Questo inizio d’autunno mi piace molto. 
Merito del fatto che, il tempo libero che mi è mancato in estate, sta abbondando in queste due ultime settimane. 
Riappropriarsi dei propri spazi, di certi rituali ormai dimenticati, del tempo necessario a riorganizzare le idee e guardarsi dentro quel tanto che basta, in certi momenti diventa quasi un lusso. Ed io me lo sto godendo, questo lusso.

Ieri, ispirata dal pomeriggio grigio ma accogliente e domestico, mi è venuta voglia di cucinare.
Ma non solo di cucinare. Di pasticciare, di usare tutti gli arnesi, sperimentare e mettere tutto sotto sopra. 
Forte di decine di puntate di trasmissioni di cucina, mi sono cimentata nell’impastare e stendere la sfoglia per ottenere un vassoio di pasta fresca. E come se non bastasse, ho deciso che dovesse essere verde, per dare un tocco di colore al mio piatto.

Ho preparato il piano di lavoro con grande attenzione. Bilancia, farina, uova, sale e spinaci (che servono a dare il colore verde alla sfoglia). 
Farina a fontana, uova all’interno, ed ho iniziato ad impastare. 

In pochi minuti, però, i miei pensieri hanno iniziato a seguire un percorso diverso. 
Ho immaginato che lui (quel “lui” che, ultimamente, mi viene spesso in mente), arrivasse alle mie spalle e, approfittando dell’acconciatura raccolta, iniziasse a baciarmi il collo, tenendomi ferma per i fianchi, sussurrandomi all’orecchio parole e desideri irripetibili, mentre io continuavo nel mio lavoro da sfoglina

Sicuramente, dopo, approfittando del tessuto morbido del mio abito nero con fiori rossi e bianchi, si sarebbe fatto strada sotto la gonna, con le mani. 
Avrebbe, probabilmente, accarezzato il culo, ridotto drasticamente le dimensioni del mio slip, e quindi, lasciandomi quasi nuda, avrebbe lasciato che continuassi ad imbrattarmi di farina mentre lui, obbligandomi a protendermi sul tavolo, dietro di me, con forza mi avrebbe fatto sentire la sua erezione, in maniera da farmi desiderare di sentirlo dentro.

La mia fantasia ha deciso che lui, alla fine, liberando il tavolo da impasto e attrezzi vari, mi entrasse dentro sporcandomi il culo di farina (come se  vedessi le impronte bianche su di me),  tenendomi china con una mano sulla mia schiena, e mandando all’aria tutti i buoni propositi di sentirmi, per mezz’ora, la casalinga perfetta!