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mercoledì 24 settembre 2014

Sdolcinatezze



Ero ad un concerto. Davanti a me, un uomo alto e molto robusto ed un suo amico. Prima dell’inizio dello spettacolo, i due attaccarono bottone con tutti, comprese due ragazze giovani e un po’ brille. Dall’attaccare bottone a flirtare, il passo fu molto breve. Finirono per guardare il concerto avvinghiati, scambiandosi le lingue e facendo correre ovunque le mani. Poi, nel momento della ballad famosa, l’uomo-gigante, intento ad accarezzare il culo della nuova amica, usò la mano libera per tirare fuori dalla tasca il cellulare (colpendomi con una gomitata, tanto eravamo vicini), fece scorrere la rubrica, compose un numero facendo in modo che, dall’altra parte, qualcuno potesse ascoltare quella canzone. L’estrema vicinanza, che lo portò a colpirmi pure con il cellulare, mi lasciò vedere che la destinataria della chiamata era “Cucciola amore mio”. 


Cucciola amore mio? Ma che diavolo di nome è? Perché non utilizzare i meravigliosi nomi di battesimo, per indicare le persone?

Ho visto: Trottolina, Orsacchiottino pelosino, Amoruccio tenero, Amore caro, Bimbetta mia… e non parlo di ragazzini, ma di gente adulta!

Scusate il distacco emotivo, ma tutta questa dolcezza può causarmi solo il diabete.

Un mio collega, ieri, ha risposto alla chiamata di Amore3: “Mia moglie ha tre sim, lo faccio per distinguerle”.


Dimenticavo, l’uomo-gigante, alla fine del concerto andò via con la nuova amica, con buona pace di “Cucciola amore mio”.


E se modificassi, in rubrica, il suo nome con “Coinquilino rompiscatole”? Troppo romantica?

www.chedonna.it



mercoledì 17 settembre 2014

Belli fuori o belli dentro?

Mi sono svegliata con un fastidioso mal di testa. 
Mi succede già da qualche giorno, ma credo sia un inconveniente di stagione, e poiché ci avviciniamo alla mia stagione preferita, posso pure tollerarlo. 
Restare ancora un po' a letto, riscoprire la protezione delle lenzuola, dividermi tra sbadigli e sogni ad occhi aperti: l'anteprima di un pigro e malinconico autunno.
A dispetto della forte nevralgia che non mi abbandona, ho iniziato ad ascoltare Pansonica dei Marlene Kuntz, che Spotify mi propone da ieri. Poi, una Playlist degli anni 90 mi ha rubato il cuore, e addio Godano & Co.

Mi sono guardata allo specchio. Ho le occhiaie, e i capelli mi fanno somigliare a Mafalda. 
Indosso una t shirt dei Sonic Youth non mia (di due taglie in più) e mi sposto da una stanza all'altra perchè cerco una scusa per non stirare.
Uno spettacolo, insomma! 
Dovrebbe vedermi la signora che ieri ha sentenziato che andrei benissimo per suo figlio (il quale, tra l'altro, andrebbe benissimo per me, avendo ventiquattro anni, ed essendo in una forma fisica meravigliosa). 
La signora è convinta che io sia bella fuori, e bella dentro, e non è la pubblicità dell'acqua Rocchetta!
Per quanto riguarda la bellezza esteriore, credo si risolva tutta nel sorriso, non possedendo altre particolari qualità fisiche.
La bellezza interiore, invece, è difficile da dimostrare. Con il tempo, mi sono convinta che sia il mio atteggiamento che convinca la gente della mia "bontà". Ma io sono gentile e disponibile per contratto, e ci riesco così bene, che ormai mi sono quasi convinta di esserlo veramente. 
In realtà, manderei a quel paese il 95% della gente che mi sta attorno. Compresi i bambini piagnoni. Io e il potere terapeutico del "vaffanculo". (E' il mal di testa che mi fa scrivere questo, vero? Ho bisogno di essere rassicurata!)

In conclusione, senza far riferimento ad impobrabili studi di qualche Università del Massachusetts, concludo con la certezza che un sorriso riesca ad aprire molte porte. Le apre quasi tutte. Di conseguenza, proviamo a sorridere (e ridere, ma di gusto) quanto più possibile. Non è detto che si aprano le porte, ma di certo, ne guadagneremo in buonumore!




lunedì 15 settembre 2014

Matrimoni e Banderas



Ieri, il Papa ha celebrato venti matrimoni.
Ho visto le scene in TV. Tutti emozionati, con sorrisi timidi (o non consapevoli, chissà) stampati sul viso.
Ha ricordato agli sposi che il matrimonio non è una fiction (magari fosse una sit-com, tipo Casa Vianello), consigliato di non aver paura dei piatti che volano, e di non andare a dormire prima di aver fatto pace.
Visto così, sembra il vademecum che ogni novello sposo dovrebbe tenere in tasca (manca il riferimento al sesso, certo), ma in realtà, chiunque ne abbia avuto anche una breve esperienza, è consapevole del fatto che niente è più difficile del tener in vita una convivenza in maniera dignitosa.
Io sconsiglio sempre il matrimonio, ma è giusto che ognuno si scotti in prima persona. La quantità di sacrifici e rinunce non sempre viene ripagata con l’affetto e la giusta dose di comprensione.

Una mia amica sta attraversando un periodo difficile. A dire il vero, sembra quasi che stia combattendo una guerra. E lo sta facendo da sola, perché il suo uomo ha altro a cui pensare. Io, che conosco bene questo genere di situazioni e di conseguenti stati d’animo, ho provato per un po’ ad ascoltarla senza intromettermi, ma con scarsi risultati.
Non sempre possiamo schivare gli eventi che ci raggiungono con la stessa intensità di meteoriti. Dobbiamo affrontare ciò che, quotidianamente, incontriamo sul nostro cammino.
Ma allo stesso modo, con la stessa tenacia, dobbiamo lottare e godere per quei (spesso) pochi attimi di “felicità” che incontriamo per la nostra strada. Che siano dovuti ad una chiacchierata con un amico, al sorriso di un bambino, alle coccole del cane, o ad una buona mezz’ora di sesso con qualcuno che conosciamo appena,  non è giusto rinunciare.
Questo mio pensiero, forse, è una sorta di alibi che ho fornito a me stessa, ma devo sopravvivere, in qualche modo.
Lei mi ha confidato di aver rinunciato ad una amicizia con un uomo che iniziava a piacerle. Ha detto che, per giusta regola, questo non dovrebbe accadere ad una donna impegnata.
Io rinuncio solo se mi accorgo di sentire qualcosa che va oltre la voglia di sesso.
Mi ha chiesto se sia davvero possibile separare la testa dal corpo. Io le ho risposto di sì, soprattutto perché voglio convincermi di essere capace di farlo!


Adesso uno dei soliti aneddoti senza senso.
Da ragazza, andavo almeno una volta al mese nell’unica farmacia del paese, per comprare delle compresse che servivano a mio padre. Una volta trovai in coda due uomini anziani (almeno io pensavo che lo fossero). Uno disse all’altro che doveva comprare una confezione di preservativi perché gli piaceva ancora tanto “inzuppare il biscottone”.
Ecco a cosa mi fa pensare questo:


lunedì 8 settembre 2014

Rock Action ed il probabile uomo della mia vita



Sono appena stata al centro commerciale con un’amica. 
Lei doveva acquistare un ferro da stiro nuovo, ed è risaputo che ogni occasione è buona per andare a fare shopping.

All’interno del negozio di elettrodomestici ci siamo separate, ché mi interessa poco di spremiagrumi elettrici e super frullatori. 
Ho notato una cesta piena di cd piuttosto datati, ma comunque interessanti. È possibile trovare piccoli tesori, in questi contenitori snobbati e dimenticati dal mondo. Ed infatti, non mi riesco ancora a spiegare perché, in mezzo alle compilation di balli di gruppo e ai cd di Pupo, ho trovato i Mogwai. Stupore, incredulità e occhi luccicosi.

Calata nel mio mondo immaginario, mentre quasi accarezzavo quella copertina che mi ricordava pomeriggi universitari con le amiche, ho sentito una  voce maschile che diceva: “Ho sempre immaginato così la donna della mia vita. Con “Rock Action” in mano”.

Prima di sollevare lo sguardo ho pensato che solo un idiota poteva credere di far colpo su una donna con una frase tanto scontata, ma appena l’ho visto, sono  rimasta  folgorata. Era un giovane uomo davvero bello (per i miei canoni, ovviamente), con gli occhi chiari, una barba incolta, ed un sorriso contagioso. Ho impiegato parecchi secondi, prima di capire che toccava a me dire qualcosa. Giusto il tempo di notare in suo tatuaggio.

“Ed io ho sempre immaginato così l’uomo della mia vita: con i Nirvana sulla pelle”, ho detto.

Mi accorgo da sola che il livello della conversazione può risultare molto basso, e pure un tantino sdolcinato. Ma quando lo scopo è quello di portarsi a letto qualcuno, entrano in gioco strane variabili.

Continuavamo a guardarci, a sorridere inutilmente, proprio come due idioti.

Ad un tratto, dal nulla, è spuntato fuori un bambino bellissimo, biondo, di circa sei anni. Si è avvicinato a noi, e dopo un attimo di titubanza, ha tirato l’orlo della t-shirt del nuovo uomo della mia vita, dicendo: “Papà, non posso più giocare con la Play Station. Un bimbo grande ha detto che il mio tempo è scaduto, ed io voglio tornare a casa!”

L’uomo ha guardato il bambino, poi ha guardato me. Ha alzato le spalle, io gli ho sorriso, e poi sono andata via.

Addio, nuovo uomo della mia vita!


martedì 19 agosto 2014

Insidie da analcolico



Ritengo l’estate ufficialmente conclusa.
A pensarci bene, non è iniziata. Ma non per basse temperature o mancanza di sole (ché qui è estate tutto l’anno), ma solo perché ho avuto altro a cui pensare.
Mi sono convinta del fatto che volterò pagina, quindi devo impegnarmi per non deludere le mie aspettative.
In questi mesi turbolenti, oltre a poter contare sulle persone a me vicine (scoprendo che sono parecchie, e che sono molto fortunata per questo), ho ridotto al minimo la vita sociale. Al punto da non saper reagire davanti ad un abbraccio di un’amica.
C’è ancora molto da lavorare, ma sono, come tutti, in continuo divenire.


In compenso, continuo a fare gaffe, a combinare pasticci.
Mi è capitato per ben due volte un fatto molto strano.
Con un’amica al bar.
Da astemia, mi limito a bere qualcosa di analcolico, spesso con frutta all’interno.
Ebbene, la cannuccia si è ostruita, io continuavo a succhiare, ma non veniva fuori nulla. Ora voi dovete sapere che io non sono abituata a succhiare e a non ottenere reazioni.
Che stia perdendo colpi?


Photo LaRossa

venerdì 7 marzo 2014

Occhiali e tergicristalli



Non è facile scindere La Rossa dalla me che quotidianamente lavora e frequenta amici e famiglia.
Ieri mi trovavo con una cara amica ed un conoscente. 
Lui, vedendo una donna con degli occhiali con lenti simili a fondi di bottiglia, ha sostenuto che fossero antierotici per definizione, e che non vorrebbe mai una donna con  quegli occhiali.
Io ho partecipato alla conversazione dicendo che in realtà, gli occhiali possono avere una funzione. E anche interessante.
La mia amica, conoscendomi, ha alzato gli occhi al cielo, immaginando il peggio.
Lui, invece, ha iniziato a fare congetture sul possibile utilizzo di questi occhiali, ipotizzando soluzioni improbabili.
A questo punto mi sono accorta di quanto, il controllo della situazione, mi fosse sfuggito di mano.
Ho cercato mille parafrasi per riuscire a rendere in concetto senza essere troppo esplicita, ché mica potevo dirgli che trovo molto carino indossarli e lasciare che il lui di turno venga sul viso e, di conseguenza sulle lenti.  Ma lui niente, non riusciva a capire.
Alla fine gli ho detto che potrebbero assumere la funzione di “protezione”, di “barriera” da liquidi in transito (Io so, definizione molto contorta).
La mia amica ha sospirato. 
Lui, per qualche secondo, ha assunto un’espressione assai  incerta.
Poi un lampo: “Tipo che ci vorrebbero dei tergicristalli sulle lenti?”. Io ho annuito, con un po’ di imbarazzo.
“L’abbiamo perso”, mi ha detto l’amica.
Ed è stato vero. 
Non è riuscito a pensare ad altro, a parlare d’altro. Tanto che alla fine lo abbiamo lasciato solo, a desiderare degli occhiali “finti” per la sua compagna.
Prima che andassi via, ha tenuto a precisare che da adesso coltiverà con cura la nostra amicizia. 
Potrebbe avere bisogno di altri suggerimenti!