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lunedì 30 settembre 2013

Allo specchio



È ufficialmente arrivato l’autunno. 
Nonostante, nel fine settimana, le temperature siano state abbastanza elevate, so già che potrò permettermi ancora per poco di dormire nuda, di andare i giro per casa con pochissimo addosso. 
L’ho scritto tante volte, mi piace quella sensazione di libertà, il pavimento freddo sotto i piedi, sentire il solletico dei capelli, e mi piace pure soffermarmi davanti allo specchio. Non sempre per civetteria. A volte per immaginarmi diversa, altre per cercare di riconoscermi.
Lo specchio mi ispira tantissimo. Ne ho sempre desiderato uno che, in camera da letto, riuscisse a ricoprire tutta la superficie del soffitto, in modo da essere fedele testimone del mio piacere. Di coppia, o intimo e solitario.

Anche per via degli specchi, amavo tanto la casa dell’uomo di cui parlo spesso. Ogni stanza era la perfetta alcova, e gli specchi che c’erano attorno al letto, la rendevano deliziosa. 
Ci fermavamo spesso a guardare la nostra immagine riflessa, abbracciati. Così da immaginarci insieme in mezzo alla gente. Era un modo per considerarci “coppia”, perché così ci sentivamo. 
Allo stesso modo, guardavamo la nostra immagine riflessa mentre mi prendeva da dietro. Io, con parte del corpo sul letto, e lui che mi afferrava dai fianchi, ed entrava in me, con tutta la foga necessaria, con tutto il suo sentimento.
Io, però, amavo riflettermi nello specchio piccolo, posizionato sulla cassettiera.
Aprivo gli occhi, mentre mi muovevo sopra di lui, e sbirciavo la mia espressione.
Ero felice. I capelli spettinati, il viso arrossato, il trucco degli occhi un po’ sbavato. I capezzoli sempre turgidi e i segni delle sue mani dappertutto.

È questa l’immagine di me che preferisco. L’immagine di una me che ama.

J. Saudek

sabato 1 giugno 2013

Dormi

Dormi che è meglio pensarci domani
alla muta distanza che scorre tra noi
quando non sei vicino a scaldare i miei sogni,
quando i sogni nemmeno son qui.

Dormi - Subsonica

Saudek

giovedì 14 marzo 2013

Il vicino di casa



Pomeriggio pessimo, a lavoro. Guardo costantemente l’orologio. Con intervalli regolari di dieci minuti. Verso l’orario di chiusura mi accorgo che c’è in giro un uomo mai visto prima, un viso davvero interessante. Uno sguardo intenso, una sciarpa che ispira coccole, ma non riesco a vedere altro. Vaga, inutilmente, alla ricerca di qualcosa che forse non sa cosa sia. E visto che sono pagata per essere gentile, mi avvicino con nonchalance. In effetti è in difficoltà, e mi prodigo per aiutarlo. Cortese, carino e molto, molto scopabile. Non posso non notare il suo culo. I suoi jeans me lo stanno proprio offrendo. Sarei poco garbata a non accettare questo dono.
Quanto è bello flirtare. Lui risponde meravigliosamente. Sorrisi, occhi da cerbiatta e palpebre che si chiudono  dolcemente, fino a quando arriva per lui il momento di compilare un modulo. Lo faccio accomodare accanto a me e lo osservo attentamente. Non è alto. Fisicamente somiglia ad un ex calciatore che frequentai tempo fa. Indossa solo la camicia sotto il cappotto. Una camicia azzurra. Ed io mi immagino già mentre la sbottono. Lentamente. Mentre torturo il suo orecchio a furia di mordicchiarlo. Immagino di mettergli le mani tra i capelli, di indugiare con la mia lingua nella sua bocca. Stavolta, però, non mi viene in mente di inginocchiarmi davanti a lui. No, vorrei tanto leccargli il culo. Non so perché. Ma passerei la punta della mia lingua su ogni centimetro del suo culo. Fino ad arrivare al buco. Perdermi lì e poi giungere, finalmente, a quello che preferisco. Certo, cos’è il sesso se non posso succhiare?
Intanto compila il modulo. Mi dice qualcosa che non capisco, perché nella mia mente, in effetti lui sta già godendo. Riesco a cogliere solo che si è trasferito qui da poco, e qui è solo (povero tesoro, è solo!). Sbircio un attimo il suo modulo e scopro che abita a 100 metri da casa mia. Questo è un segno del destino. Ed io credo fermamente nel destino! “Accidenti, ma sa che siamo vicini di casa? Abito al numero 45 della sua stessa via.” (Ancora palpebre che si chiudono dolcemente). Lui mi sorride, mi dice “Sono un uomo fortunato. Sono qui da poco, ed incontro subito una vicina di casa così gentile … il minimo che posso fare è invitarla a bere un caffè a casa mia.” Si, io credo fermamente nel destino!  

 Photo: Jan Saudek

venerdì 8 marzo 2013

In 20 minuti



Io non sono libera, quindi devo sottostare  ad orari, impegni, doveri, e tanti altri casini. Ogni tanto capita di avere una sera per me, per uscire con le amiche, o per andare ad ascoltare musica. Come in quella sera d’estate : il compleanno di un’amica. Mentre scelgo cosa indossare, mi viene in mente che magari, se la serata finisse non tardissimo, potrei passare da lui. Anche solo per un bacio. Con questa idea in mente, metto ancora più cura nel vestirni : a lui piace slacciare, sbottonare.

A metà serata lo avviso tramite sms. Sono fortunata, stasera è libero anche lui. La festa si prolunga, in realtà è molto tardi, più di quanto immaginassi, ma lui è ancora sveglio, mi aspetta, anche io lo aspetto. 

Trovarmi da lui a quell’ora della notte è strano, sono abituata alla luce che s’intrufola dalle pieghe delle tende. Lui sembra pensare alla stessa cosa, restiamo al buio. Di solito è deciso, autoritario, forte.  Oggi, in questa versione intima, sembra quasi preso alla sprovvista, e questo accenno di debolezza mi fa impazzire. Sembra il momento ideale per fare ciò che ho sempre desiderato, e che lui, per smania di comando, non mi permette mai.

Mi bacia il collo, poi la spalla e intanto io provo a spingerlo verso la parete. Non ha la t-shirt, mentre lo bacio, scendo, con la lingua, fino a circondare l’ombelico. E poi, mentre mi inginocchio, e lui cerca di riprendere il controllo, mi ritrovo già intenta a succhiare con tutta la devozione e la passione che possiedo. Ad avvolgere il glande con la lingua, e poi di nuovo succhiare. Non prova più a fermarmi. Mi trattiene con entrambe le mani, e mi obbliga ad ingoiare. Fino all’ultima goccia. I minuti a disposizione sono volati. Gli resta solo il tempo di dirmi che vestita così gli piaccio molto, poi mi bacia sulle labbra che sanno ancora di lui, e mi lascia andare.

Because the night belongs to lovers.

Non parliamo più di quella sera. Solo qualche mese dopo mi confessa di pensarci ancora. Di avere spesso l’impressione di averlo solo immaginato, spera di riuscire ad immaginarlo di nuovo. Mister XXL è fatto così. Non riesce ad andare oltre, con le parole. Quando mi stringe forte, mi solleva da terra e mi bacia tra i seni, penso che mi stia donando tutto ciò che può.

 Photo: Saudek




mercoledì 6 marzo 2013

Io, Mister XXL e gli sms



Ieri ho avuto un inaspettato scambio di sms con Mister XXL. Lo chiamerò così per convenzione, ma lo conoscete già, è l’uomo dai grandi volumi, quello che ama riempire di sé il mio retro e che appare e scompare a suo piacimento.


Parlavo degli sms. Si, perché abbiamo sperimentato insieme un simpatico passatempo. Ogni tanto iniziamo una conversazione via sms, usiamo un linguaggio aulico, ci rivolgiamo l’uno a l’altra usando la seconda persona plurale, e ci diciamo di tutto. Di solito lui è fantasioso, anche se ermetico. Sono stata cavalcata senza bardatura, legata e penetrata con oggetti di varia natura, sculacciata e bendata (e considerata politicamente inconcludente). Tutto tramite sms. Tutto come risposta alle mie provocazioni, ché se voglio, so essere molto sfrontata.


Tornando a ieri, pensavo che volesse solo informarsi sul decorso della convalescenza. E invece no.

Mi scrive che si è appena svegliato, che gli andrebbe di sentire qualcosa di caldo e morbido che gli avvolge il glande e riversarvi all’interno il frutto del suo orgasmo (l’ho riassunto un po’, ma sono parole sue, io non ho meriti).

Adesso voi, che state iniziando a conoscermi, sapete per certo che non riuscirei, nemmeno se me lo imponessi, a restare indifferente. E mentre mi prodigo a rispondere nel migliore dei modi, ricevo un ulteriore sms che dice “Corro a lavoro, ciao”.


Così, proprio sul più bello. Ma come si puo?


Jan Saudek


lunedì 4 marzo 2013

Capelli e passione



Ci sono cose di me che non ho mai amato. Il naso, ad esempio. O il mio essere mediterranea: vita sottile e fianchi generosi. Poi ho scoperto che ci sono curve che piacciono, morbidi appigli per amanti impazienti, così sto imparando a piacermi.


In realtà c’è una parte di me che considero bellissima. Il mio punto di forza. Sono i capelli. E non solo per il colore che ho scelto di portare. Ma perché sono appariscenti, sfacciatamente vistosi. E questo non per mio volere, ma perché lo ha voluto la natura. 


Io li ostento, li tocco, ne colgo spesso il profumo, li uso per amare, per accarezzare, per solleticare la fantasia (ed il corpo) di colui che incrocia il mio cammino.


Anni addietro, un uomo conosciuto da poco mi chiese di accarezzarli, di poterli fotografare, perderci dentro le mani. Non c’è niente di più intimo. Non posso affidarli ad uno sconosciuto, preferirei, piuttosto, baciarlo. Sarebbe come abdicare, concedere il timone dei miei sensi. E questo lo faccio solo se mi sento coinvolta, se decido di passare da ragazza della porta accanto a troia!


Se un uomo mi tocca i capelli, so già che non avrò pace fino a quando lui non li attorciglierà alla sua mano, e prenderà il comando su di me. Che sia mentre mi prende da dietro, o mentre regola la velocità dei movimenti della mia bocca, se mi tiene dai capelli è lui a possedere il controllo. Vuol dire che se lo è guadagnato, l’ha meritato. E impegnarmi per farlo godere sarà il mio modo di ricompensarlo.


  Photo: Jan Saudek